OPV – Il Manicomio

Ospedale Psichiatrico di Volterra - La storia
  • Gli inizi
  • Dal 1900 al 1948
  • Verso il cambiamento
  • La legge Basaglia
  • Gli “Ospiti”

L’Ospedale Psichiatrico di Volterra nasce nel 1884 in seguito all’istituzione di un ospizio di mendicità per i poveri del comune. 

A quel tempo l’Ospedale di S. Niccolò di Siena, per limitare gli ingressi dei malati di mente, chiede una retta giornaliera pari a 1,50 Lire. Il Prefetto di Pisa, Comm. Sensales, per farla ridurre  si rivolge agli enti locali di ricovero della provincia, offrendo la retta di una Lira. Il Cavalier Aurelio Caioli accetta l’offerta. 

Nel 1888 il convento San Girolamo ospita i primi trenta malati di mente provenienti da Siena. Nel 1897 diventa “Asilo Dementi”: il numero di ricoverati sale a 75. Intanto l’Ingegner Filippo Allegri progetta un vero e proprio manicomio convenzionato non solo con Pisa ma anche con le province limitrofe. Tra il 1896 e il 1897 prende forma il “Krafft-Ebing”, successivamente “Scabia”, padiglione con oltre 200 posti letto. 

Nel 1900 si contano 282 presenze. 

Nell’aprile del 1900, Luigi Scabia è direttore dell’Asilo Dementi. 

Subito stipula convenzioni con numerose province italiane: Pisa, Livorno, La Spezia, Savona, Imperia, Como, Viterbo, Nuoro, Rieti e in parte dalla provincia di Roma.

Le presenze medie giornaliere passano da 150 del 1900 al loro massimo di 4794 nel 1939. L’aumento dei ricoverati rende necessaria la costruzione di nuovi padiglioni: in totale 25 edifici battezzati con i nomi dei più celebri studiosi e alienisti del tempo.

L’intenzione di Scabia è un manicomio-villaggio dotato di un proprio acquedotto, strade, giardini e fognature; nel 1910 l’energia elettrica sostituisce il precedente impianto a gas. Dello stesso anno è la pubblicazione Il frenocomio di San Girolamo in Volterra di Luigi Scabia in cui descrive i risultati ottenuti nei primi dieci anni di lavoro. 

Nel dopoguerra, l’Avvocato Pintor Mameli propone la creazione di una nuova sezione destinata a rieducare 500 minori. 

Nonostante le pratiche del “no-restraint” e dell’ergoterapia, fino al 1963 è applicata la legge n. 36/1904 “Disposizioni sui manicomi e sugli alienati” la quale struttura un rigido custodialismo di stampo carcerario e un verticismo organizzativo in cui l’assistenza sanitaria è di tipo gerarchico/piramidale: l’infermiere assume il ruolo di vigilante e custode, le finestre dei reparti sono protette da sbarre. 

Dal 1963 si sviluppano le prime idee di riforma in cui si ricerca l’aumento delle libertà dei ricoverati  e la riconquista dei loro diritti rendendo necessario un dialogo con la città: il primo contatto significativo è Volterra ’73, un’operazione culturale in cui partecipano artisti italiani e stranieri e che diventa un punto di aggregazione.

Tra il 1974 e il 1976 prende avvio la “zonizzazione”, la sistemazione su base territoriale degli assistiti. Lo scopo è riunire in un unico luogo coloro che fanno parte di una stessa area territoriale per meglio favorire l’eventuale rientro nella propria terra d’origine. 

Con l’avvento della legge n. 180/1978 si attuano su scala nazionale le pratiche alternative sperimentate negli anni precedenti: reparti, trattamenti e rapporti più umani; decentramento dell’assistenza psichiatrica; nuovi strumenti operativi per tutelare e promuovere la salute e una visione differente della malattia. L’applicazione della Legge Basaglia è difficile e lenta, da una parte il malato non è più in grado di vivere in società, dall’altra i cittadini non sono pronti alla presenza di ex-ricoverati nel loro stesso territorio.

Per rendere graduale il reinserimento dei malati all’interno della società, nascono gli “ospiti”, ex ricoverati che alloggiano nelle strutture dell’Ospedale Psichiatrico: quattro case-famiglia con camere da due o tre posti. Il cambiamento dà il tempo agli ex degenti di abituarsi all’idea di essere uomini liberi e autonomi pur conservando le cure e le assistenze. Il cambiamento coinvolge anche i pochi infermieri rimasti i quali intervengono solo in caso di reale bisogno: il modo di lavorare è cambiato, il malato non è più considerato diverso e incapace. 

Evoluzione fotografica del manicomio dal 1896 al 1933

La nascita dell'OPV

La nascita dell'OPV

1896

La direzione di Luigi Scabia

La direzione di Luigi Scabia

1900

Il Villaggio Manicomio

Il Villaggio Manicomio

1933